Artist Rodolfo Magini

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Giugno – Settembre 2015

I PESCI DI RODOLFO MAGINI

“Dateci forme nuove!”. E’ il grido delle cose. Così Majakovskij nell’Ordinanza n. 2  agli eserciti delle Arti.
… le cose entrano in relazione con noi attraverso il loro utilizzo; specie se d’aspetto grezzo e non lontane dalla loro condizione di materiale puro, non dovrebbero mai essere chiuse nei musei né essere ratificate dalla cultura del mercato… Semplici, senza cadere nell’austerità ostentata, le cose prestano attenzione ai dettagli, senza eccedere in meticolosità, esse riducono all’essenziale senza eliminare la poesia…
Conosco Rodolfo da troppo tempo per non sapere che né Mayakovskij né la filosofia Zen possono averlo ispirato nel recuperare i reperti materici che assembla in una specie di fantastico atlante ittico.

Piuttosto sarei propenso a credere sia il ricordo di giovanili letture: mostri marini che nel Mar del Giappone affondano mercantili a vapore, nautilus, calamari giganti e leviatani, o quello di eclatanti imprese come la discesa nella Fossa delle Marianne del batiscafo Trieste, a guidarlo nella composizione della sua immaginaria fauna abissale.
Non l’abusato “naif” sinonimo di semplice e ingenuo, piuttosto la sua etimologia latina “nativus” del luogo, primitivo e schietto, per definire l’approccio di Rodolfo in queste delicate operine che rivelano tutt’altro che ingenuità: arte di ogni giorno, necessità che stimola l’ingegno; se non design, risposta intima ed emozionante alla produzione in serie di pezzi anonimi.

Jesi 20 sett. 2015
Maurizio Catani

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